TECARTERAPIA

STORIA

Attorno agli inizi del secolo scorso, nella diatriba per stabilire se fosse meglio la corrente alternata o quella continua, l’equipe del francese E. D’Arsonval scoprì che fino a qualche decina di Hertz la corrente causava contrazioni ritmiche della muscolatura che, al crescere della frequenza, si tramutavano in tremori incontrollabili che, però, sparivano superati i 300 Hertz. Aumentando ulteriormente la frequenza oltre le decine di kilohertz, tuttavia, si cominciava a percepire un riscaldamento dei tessuti apparentemente nascente all’interno degli stessi.

Ricordando la lingua greca, fu facile definire tale effetto “Dia” (attraverso) “Termia” (calore). Proprio con il termine Diatermia, coniato dal tedesco Nagelschmitt nel 1906, tale metodica venne introdotta nella pratica clinica per trattare, sfruttando il riscaldamento, molti disturbi del sistema muscoloscheletrico. 

Fra i più noti riscontri basta citare lo scrittore e pittore H. Hesse che, nel 1924 a Baden, si sottopose ad una serie di trattamenti diatermici per debellare con successo una persistente lombalgia. Interessanti i commenti registrati nei suoi testi (1925 Kurgast. Aufzeichnungen von einer Badener Kur; La cura, Milano, Adelphi, 1978) che mettono in evidenza un continuo contrasto fra il terapista che alzava la tensione e l’autore che percepiva sensazioni spiacevoli, scosse e piccole bruciature, quando la tensione saliva in modo non accettabile.

Reif-Acherman S. Jacques Arsene d’Arsonval: His Life and Contributions to Electrical Instrumentation in Physics and Medicine. Part III: High-Frequency Experiences and the Beginnings of Diathermy IEEE Proc. 105, 2; Feb. 2017

Nell’estate del 1924, a Baden-Baden, il famoso scrittore e pittore H.Hesse fu trattato con successo per un persistente mal di schiena con diatermia RF [La Cura Adelphi 1978].

Dopo il secondo conflitto mondiale si affacciarono alla tecnologia elettrica i dispositivi frutto della ricerca nelle applicazioni militari, fra i quali il transistor. Rimorchiata dal transistor e dai circuiti integrati, la tecnologia elettronica consentì di superare fra l’altro anche gli inconvenienti denunciati da Hesse.

Nel 1976 il professore spagnolo J. Calbet brevettò un dispositivo per diatermia presto noto in Italia sotto l’acronimo TECAR: Trasferimento Energetico Capacitivo e Resistivo Calbet J., Tratado de la transferencia eléctrica capacitive, Barcelona Doyma.

Attraverso un trasformatore con due uscite era possibile alimentare alternativamente un elettrodo isolato (trattamento capacitivo) o un elettrodo conduttivo (trattamento resistivo) che, applicati sulla cute del paziente già connesso ad un elettrodo di ritorno, permettevano di iniettare nei tessuti interposti fra i due elettrodi un flusso di corrente regolata modulando la tensione applicata.

La frequenza di lavoro dei primi dispositivi moderni di Diatermia era prossima ai 500 KHz e la tensione alternata, picco-picco, era regolata da 0 a qualche centinaio di V.

Nel modo “capacitivo” il campo elettrico fra i tessuti e l’elettrodo attivo favoriva il movimento alternato delle cariche e degli ioni presenti, mentre nel modo “resistivo” la corrente fluiva in modo inversamente proporzionale alle resistenze opposte dai diversi tipi di tessuto, con un effetto termico noto come effetto Joule: per il quale l’energia termica è rilasciata proporzionalmente al quadrato dell’intensità di corrente e al valore della resistenza.

Tutt’ora non è del tutto chiaro il ruolo giocato specificatamente dalla tensione, dalla corrente e dalla frequenza della corrente alternata: in relazione alle componenti reattive dei tessuti (membrane e parenchimi), tensione e corrente vengono sfasate e agiscono in modo diversificato. A frequenze inferiori ai 500 KHz la conduzione elettrica interessa infatti gli spazi extracellulari, mentre all’aumentare della frequenza si osserva un progressivo aumento del coinvolgimento degli spazi intracellulari.

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